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La prima giornata di RaRo – Festival del Lavoro Creativo & Culturale si è configurata come un caso di studio concreto sul rapporto tra infrastrutture culturali, formazione dei pubblici e sviluppo territoriale nelle aree interne. La scelta di inaugurare la giornata con la Biblioteca di Kinetès, in via Sant’Onofrio, e con un confronto dedicato a biblioteche e bibliotecari non ha avuto un valore simbolico soltanto inaugurale: ha rappresentato una precisa opzione metodologica. In un contesto nazionale in cui il sistema produttivo culturale e creativo vale 112,6 miliardi di euro di valore aggiunto e impiega 1,5 milioni di persone, il festival ha mostrato come la filiera del lavoro culturale cominci molto prima del mercato, e precisamente dall’accesso alla lettura, dalla mediazione bibliotecaria e dalla costruzione precoce delle competenze culturali. Dal punto di vista delle evidenze disponibili, la centralità assegnata a libri, biblioteche e promozione della lettura appare pienamente coerente con i dati. Secondo ISTAT, nel 2024 ha letto almeno un libro il 57,1% della popolazione di 6 anni e più; la quota più alta si registra tra gli 11 e i 14 anni, con 78,9%. Nel 2025 il 14,9% delle persone si è recato almeno una volta in biblioteca, in un Paese che conta 13.636 biblioteche. Inoltre, studi di sintesi internazionali indicano che la lettura per piacere è associata a migliori esiti scolastici, a un ampliamento del vocabolario, a competenze cognitive più solide e a maggiori opportunità di contrasto allo svantaggio sociale. In questa prospettiva, il laboratorio di lettura per bambini guidato da Malusa Kosgran non è stato un’attività collaterale, ma un investimento di lungo periodo sul capitale culturale del territorio.
L’incontro mattutino su biblioteche e bibliotecari, con la partecipazione di Claudia Cioffi, Milena Tancredi, Maria Pia Cacace e Malusa Kosgran, ha così assunto il profilo di un tavolo sulle condizioni di possibilità del lavoro culturale nei territori interni: accessibilità, advocacy, servizi, educazione alla lettura, comunità di pratica. Le biblioteche, specie nelle aree meno centrali, non sono semplici depositi librari ma dispositivi di coesione e presidio culturale. Anche per questo RaRo, promosso da Kinetès e definito come festival europeo dedicato al lavoro creativo e culturale, trova nella biblioteca il suo luogo epistemico più coerente: il punto in cui formazione, cittadinanza e lavoro entrano in relazione. La seconda parte della giornata ha esteso il discorso dall’infrastruttura educativa alla filiera produttiva. All’Auditorium San Bernardino, l’apertura della Fiera dell’Editoria Indipendente e del festival ha ribadito l’idea-forza espressa da Rossella Del Prete: la cultura non va celebrata astrattamente, ma messa nelle condizioni di produrre occupazione, impresa, permanenza territoriale e progettazione. La presenza istituzionale del sindaco Luigino Ciarlo, del presidente della Provincia Nino Lombardi, di Della Passarelli e della rettrice dell’Università del Sannio Maria Moreno ha mostrato una convergenza fra governo locale, sistema universitario e attori della produzione culturale. Nello stesso quadro si colloca il panel Invisibili Protagoniste, che ha proposto una lettura della cultura come pratica di emersione, correzione e riattribuzione di complessità storica. La valorizzazione delle figure femminili marginalizzate dalla narrazione ufficiale, attraverso il dialogo con autrici e studiose, ha reso evidente un altro aspetto del lavoro culturale: produrre interpretazioni che modificano lo spazio pubblico, i canoni e le forme della memoria condivisa. Il vernissage di ARTINDUSTRIA: Emozioni & Valori ha infine tradotto in forma espositiva la tesi più ambiziosa della giornata: arte e impresa non come sfere separate, ma come segmenti di un’unica catena di valore territoriale. La mostra, promossa nell’orizzonte di Eccellenze Sannite®, ha proposto l’arte come fattore generativo e non ornamentale, capace di incidere sull’identità produttiva e simbolica del Sannio. In questo senso, la prima giornata di RaRo ha composto un itinerario coerente: biblioteca, accademia, editoria, narrazione di genere, mostra, cinema. Non una giustapposizione di eventi, ma una dimostrazione pubblica che nelle aree interne la cultura può diventare infrastruttura, professione e progetto di sviluppo. La lezione scientificamente più solida che emerge dalla giornata è semplice: dove esistono presìdi culturali, alleanze educative e filiere professionali riconosciute, la cultura smette di essere un costo percepito e torna a essere una leva di sviluppo misurabile. A Morcone, RaRo ha scelto di dimostrarlo partendo dal gesto più concreto possibile: aprire una biblioteca e riempirla di lavoro vivo.
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Luglio 2026
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